Come la Muay Thai Ha Cambiato la Mia Vita
Nel 2006 scesi le scale di una piccola palestra a Gorizia senza sapere che quella decisione avrebbe cambiato tutta la mia vita.
Ricordo ancora il suono dei colpi di Giorgio sui pao, le urla durante gli allenamenti e l’eco che riempiva quella piccola palestra. L’odore pungente dell’olio thailandese si mescolava al sudore e all’olezzo di scarpe ultra usate.
È da lì che è iniziato tutto.
In quella palestra si allenava Giorgio Petrosyan. All’epoca non era ancora la leggenda che il mondo conosce oggi, ma per chi frequentava quell’ambiente era già qualcosa di diverso.
Io invece ero solo una ragazza curiosa, alla ricerca di qualcosa di reale.
Non sapevo ancora cosa fosse davvero la Muay Thai. Non immaginavo che mi avrebbe portata dall’Italia alla Thailandia, fino ai ring del Myanmar e agli stadi più importanti del mondo.
Ma tutto iniziò lì. In quella che ho sempre chiamato “la tana delle tigri”.
Gli inizi alla SGN
La palestra si chiamava Satori Gladiatorum Nemesis, SGN.
Era molto diversa dalle classiche palestre fitness. Niente macchinari moderni, uno specchio solo per fare shadow boxing, niente aria condizionata e un riscaldamento molto spartano. Solo sacchi, sudore, fatica e persone che vivevano davvero quello sport.
Prima della Muay Thai avevo già praticato ginnastica artistica per molti anni. Lo sport aveva sempre fatto parte della mia vita, ma a quel punto ero stanca dei corsi commerciali e degli allenamenti senz’anima. Cercavo qualcosa che mi mettesse davvero alla prova.
Fu il mio compagno dell’epoca, Beppe, a parlarmi della Muay Thai. Aveva iniziato ad allenarsi lì quasi per caso, durante la chiusura temporanea della palestra di pugilato di Gorizia che frequentava.
Mi raccontò di questo giovane fighter armeno, Giorgio Petrosyan, che si allenava insieme al fratello e che, a soli 21 anni, combatteva già ad altissimi livelli ed era considerato da molti un vero fuoriclasse.
La prima volta che vidi Giorgio combattere rimasi colpita dalla violenza controllata dei suoi colpi, dalla tecnica e dall’intensità con cui affrontava il ring. Ricordo ancora un match contro Shemsi Beqiri presso la palestra dell’Unione Ginnastica Goriziana, finito con il braccio dell’avversario distrutto dai middle kicks.
Ma più dei match, fu l’atmosfera della palestra a colpirmi.
Avevo ancora un po’ paura quando entrai per la prima volta. Ricordo Alfio Romanut ai pao con Giorgio, il rumore dei colpi che riempiva tutta la sala, e io in fondo alla palestra, completamente inesperta.
Oggi ho ancora un vecchio video di quel momento. Rivederlo fa effetto, perché lì dentro c’è l’inizio di tutto.

La Muay Thai come scuola di vita
Fin dai primi allenamenti capii che la Muay Thai era molto più di uno sport.
Era disciplina. Era confronto con i propri limiti. Era imparare a restare anche quando avresti voluto mollare.
Nel tempo quel percorso mi ha portata molto lontano da quella piccola palestra di Gorizia. Mi ha portata in Thailandia, nei gym tradizionali, sui ring di stadi storici e attraverso oltre 80 incontri professionistici.
Ci sono stati allenamenti massacranti, tagli peso, infortuni, lunghi viaggi in autobus nel nord della Thailandia, sconfitte difficili da accettare e momenti in cui sarebbe stato più semplice smettere.
Ma la Muay Thai mi ha insegnato qualcosa di fondamentale: crescere non significa diventare invincibili. Significa continuare ad andare avanti anche nei momenti più duri.
Dall’Italia alla Thailandia
Quello che era iniziato quasi per curiosità si è trasformato lentamente in uno stile di vita.
La Thailandia è diventata casa. La Muay Thai è diventata il centro della mia esistenza.
Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di combattere in alcuni dei contesti più importanti di questo sport, diventando la prima italiana a combattere al Lumpinee Stadium, la prima e unica italiana a combattere nel Lethwei in Myanmar, uno degli sport da combattimento più duri al mondo, e una delle poche fighter italiane ad aver vissuto davvero la realtà della Muay Thai in Thailandia.
Non la Thailandia da vacanza. Ma quella degli allenamenti quotidiani, dei muay thai camp, delle sveglie all’alba, dei fighter stranieri che cercano di costruirsi un posto dentro una cultura che non appartiene loro.
Ed è proprio da questo percorso che nasce Jiko Kaizen.
Jiko Kaizen: miglioramento continuo
In giapponese, Jiko Kaizen significa “miglioramento personale continuo”.
Per me la Muay Thai è sempre stata questo.
Non solo vittorie o titoli. Ma un processo continuo di trasformazione personale.
Un allenamento alla volta. Un match alla volta. Un viaggio alla volta.
Questo blog nasce per raccontare tutto ciò che esiste dentro e fuori dal ring:
- la vita reale da fighter
- la Thailandia vissuta dall’interno
- la crescita personale attraverso la Muay Thai
- le difficoltà, i sacrifici e le esperienze che questo sport porta con sé
Perché la Muay Thai, almeno per me, non è mai stata solo combattimento.
È diventata il modo in cui ho imparato ad affrontare la vita.
Conclusione
Se oggi ripenso a quella ragazza che nel 2006 scendeva timidamente le scale della SGN, faccio fatica a riconoscerla.
Non poteva sapere che quel piccolo seminterrato l’avrebbe portata dall’altra parte del mondo, dentro alcuni degli stadi più importanti della Muay Thai e attraverso alcune delle esperienze più dure e formative della sua vita.
Ma forse è proprio questo il bello della Muay Thai.
Ti cambia senza che tu te ne accorga subito.
Un allenamento alla volta. Un match alla volta. Una cicatrice alla volta.